Circuito Cinema - Filmstudio 7B

Ippocrate 1

Ippocrate

(Hippocrate)
(id, Francia ) di Thomas Lilti 102'

Se la sanità italiana non se la passa troppo bene nemmeno quella francese sembra godere di buona salute. Ippocrate è tutto girato in un ospedale pubblico francese e non è un film come i serial ospedalieri americani incentrati sulla malattia, ma solo sui meccanismi interni dell’ospedale. Il personaggio principale è Benjamin, un giovanissimo medico assunto come medico nell’ospedale di cui è primario il padre. L’altro personaggio è Abdel, un giovane medico algerino che fa uno stage nell’ospedale. Sono due persone del tutto diverse: Benjamin è il figlio del primario e, pur essendo un ragazzo semplice e comunque dedito al lavoro, avverte questa ombra del padre che lo protegge e un po’ lo opprime. Si inizia con l’ingresso di Benjamin nell’ospedale, quasi come il primo giorno di scuola: gente distratta, colleghi e infermieri tutti indaffarati e Benjamin inizia a svolgere il suo lavoro; già nel primo atto medico dall’esecuzione incerta si rende conto della difficoltà della professione. L’ospedale è sottoposto ad una serie di tagli di bilancio effettuata da un manager preso da Amazon ed è carente di attrezzature, così cerca di liberarsi dei pazienti al più presto. L’evento che segna una svolta per Benjamin è la morte di un alcolizzato, ricoverato, che di notte, mentre lui è di turno, accusa un dolore addominale. Benjamin accorre e richiede un ECG ma la macchina è rotta da mesi e così prescrive degli antidolorifici. Era un infarto e nella notte il paziente muore. Ovviamente Benjamin non ha colpa se l’ECG era guasto ma la responsabile del reparto chiede che lui segni in cartella che l’ECG è stato regolarmente eseguito ed era un tracciato normale. Il padre di Benjamin riceverà la moglie del morto e confermerà che il decesso è dipeso dai danni prodotti dall’alcool. L’altro episodio che segnerà l’esperienza ospedaliera di Benjamin e Abdel è il ricovero di una signora quasi novantenne operata per rottura del femore. La signora non si riprende ed è anche affetta da un tumore metastatizzato in fase terminale. Adbel non vorrebbe accanirsi con terapie per farla riprendere a camminare ma l’ospedale non vuole tenerla più del necessario, Alla fine la donna verrà intubata ed alimentata a forza e, di fronte ad un arresto cardiaco, verrà rianimata. Abdel insieme a Benjamin, che era di guardia, decidono, d’accordo con la famiglia che era presente, di cessare la rianimazione e la donna muore serenamente. Un gesto di pietà. Ovviamente la direzione dell’ospedale mette sotto accusa i medici e alla fine l’unico ad essere punito sarà Adbel la cui carriera di medico dovrà finire. Per Benjamin invece nessuna punizione. Questo provoca in Benjamin una profonda crisi esistenziale e di disprezzo verso il sistema e anche verso il padre. Andrà dalla vedova dell’alcolizzato morto a dirle la verità e torna in ospedale ubriaco gridando che quell’ospedale è una fabbrica di morte. Il film finisce con il personale che affronta la direzione chiedendo condizione di vita e di lavoro dignitose e che la punizione per Adbel venga ritirata. Benjamin, che era finito sotto un auto uscendo ubriaco dall’istituto, rientra al lavoro in un altro ospedale e questa volta sembra contento e in grado di affrontare le situazioni. Un buon film che fa riflettere sui rischi che si corrono quando andiamo in ospedale e sulle terapie che si ricevono o che non si ricevono non solo in funzione di esigenze terapeutiche ma anche per motivi di tagli, di distrazioni, di carenze.

Se la sanità italiana non se la passa troppo bene nemmeno quella francese sembra godere di buona salute. Ippocrate è tutto girato in un ospedale pubblico francese e non è un film come i serial ospedalieri americani incentrati sulla malattia, ma solo sui meccanismi interni dell’ospedale. Il personaggio principale è Benjamin, un giovanissimo medico assunto come medico nell’ospedale di cui è primario il padre. L’altro personaggio è Abdel, un giovane medico algerino che fa uno stage nell’ospedale. Sono due persone del tutto diverse: Benjamin è il figlio del primario e, pur essendo un ragazzo semplice e comunque dedito al lavoro, avverte questa ombra del padre che lo protegge e un po’ lo opprime. Si inizia con l’ingresso di Benjamin nell’ospedale, quasi come il primo giorno di scuola: gente distratta, colleghi e infermieri tutti indaffarati e Benjamin inizia a svolgere il suo lavoro; già nel primo atto medico dall’esecuzione incerta si rende conto della difficoltà della professione. L’ospedale è sottoposto ad una serie di tagli di bilancio effettuata da un manager preso da Amazon ed è carente di attrezzature, così cerca di liberarsi dei pazienti al più presto. L’evento che segna una svolta per Benjamin è la morte di un alcolizzato, ricoverato, che di notte, mentre lui è di turno, accusa un dolore addominale. Benjamin accorre e richiede un ECG ma la macchina è rotta da mesi e così prescrive degli antidolorifici. Era un infarto e nella notte il paziente muore. Ovviamente Benjamin non ha colpa se l’ECG era guasto ma la responsabile del reparto chiede che lui segni in cartella che l’ECG è stato regolarmente eseguito ed era un tracciato normale. Il padre di Benjamin riceverà la moglie del morto e confermerà che il decesso è dipeso dai danni prodotti dall’alcool. L’altro episodio che segnerà l’esperienza ospedaliera di Benjamin e Abdel è il ricovero di una signora quasi novantenne operata per rottura del femore. La signora non si riprende ed è anche affetta da un tumore metastatizzato in fase terminale. Adbel non vorrebbe accanirsi con terapie per farla riprendere a camminare ma l’ospedale non vuole tenerla più del necessario, Alla fine la donna verrà intubata ed alimentata a forza e, di fronte ad un arresto cardiaco, verrà rianimata. Abdel insieme a Benjamin, che era di guardia, decidono, d’accordo con la famiglia che era presente, di cessare la rianimazione e la donna muore serenamente. Un gesto di pietà. Ovviamente la direzione dell’ospedale mette sotto accusa i medici e alla fine l’unico ad essere punito sarà Adbel la cui carriera di medico dovrà finire. Per Benjamin invece nessuna punizione. Questo provoca in Benjamin una profonda crisi esistenziale e di disprezzo verso il sistema e anche verso il padre. Andrà dalla vedova dell’alcolizzato morto a dirle la verità e torna in ospedale ubriaco gridando che quell’ospedale è una fabbrica di morte. Il film finisce con il personale che affronta la direzione chiedendo condizione di vita e di lavoro dignitose e che la punizione per Adbel venga ritirata. Benjamin, che era finito sotto un auto uscendo ubriaco dall’istituto, rientra al lavoro in un altro ospedale e questa volta sembra contento e in grado di affrontare le situazioni. Un buon film che fa riflettere sui rischi che si corrono quando andiamo in ospedale e sulle terapie che si ricevono o che non si ricevono non solo in funzione di esigenze terapeutiche ma anche per motivi di tagli, di distrazioni, di car

coming soon

  • se la strada potesse parlare 3
  • Thelma 3